Trekking di Ferragosto (2009) al Parco regionale dei 100 Laghi

Rifugio Lagoni – Passo di Badignana – Capanne di Badignana – Rifugio lagoni, 15 agosto 2009

Cartografia 1:25.000 dell'area
Cartografia 1:25.000 dell’area

(racconto di Marco) – Trekking di Ferragosto con Matteo nella zona del Parco regionale dei 100 Laghi, nella alta val Parma. A circa un’ora e mezza d’auto da Parma, il rifugio Lagoni sorge seminascosto da una fitta faggeta a circa 1340 m s.l.m. di quota, in prossimità di un paio di laghetti glaciali, il primo dei quali, quello più prossimo al rifugio, un po’ eutrofizzato. Siamo partiti, in un clima piuttosto caldo, attorno alle 10.30 della mattina, carichi di gatorade e di un paio di panini a testa rimediati al rifugio. Abbiamo risalito dapprima il sentiero 711, che dal lago vicino al rifugio risale la spalla sinistra di un circo glaciale fino al Lago Scuro. La presenza di un ghiacciaio evidente è rilevabile sia dalla massiccia presenza di morene laterali e di fondo (il caotico ammasso di massi più o meno arrotondati su cui si inerpica il sentiero e che caratterizza il fondo dell’alta val Parma, frana di Corniglio compresa) sia dai laghetti “Lagoni” stessi, che dalle cosiddette “rocce montonate”, le quali sono qui generosamente presenti con le loro forme arrotondate, in qualche caso associate pure alle antiche striature prodotte su di esse dallo scorrimento del ghiacciaio.
Queste striature sono causate dalla presenza sul fondo del ghiacciaio in scorrimento di detriti pietrosi, i quali, trascinati dalla forza del ghiaccio, hanno inciso la roccia sottostante lasciando solchi profondi e paralleli fra loro con identica direzione allo scorrimento del ghiacciaio. Tutte le rocce affioranti della zona sono sostanzialmente delle arenarie. La stratificazione geologica presente è quella della formazione “marnoso-arenacea” che caratterizza gran parte dell’Appennino. Questi depositi di scarpata continentale si sono formati quando ancora l’intera zona era sommersa, e si alternavano grandi frane sottomarine costituite da sabbie ad alto contenuto silicatico provenienti dalle alpi in sollevamento, a sedimentazioni fini (marne) a composizione argilloso-calcarea, tipiche di mari profondi.

Roccia montonata presso i Lagoni
Roccia montonata presso i Lagoni
Striature evidenti nelle arenarie (presso Fontana Vescovo)
Striature evidenti nelle arenarie (presso Fontana Vescovo)

Abbiamo raggiunto il Lago Scuro dopo appena un’ora di cammino. Anche questo laghetto è una antica testimonianza della presenza di un antico circo glaciale, ovvero di una area di alta montagna, tipicamente a forma di anfiteatro e (in Appennino) orientata verso N (NNW – NNE), in cui durante l’ultima fase glaciale (terminata circa 20.000 anni fa) si è formato del ghiaccio dalla compattazione, anno dopo anno, dei residui nevosi invernali, che in un clima decisamente più fresco di quello attuale (mediamente 5-7 °C su base annua), non si scioglievano nel periodo estivo. Il peso del ghiacciaio, unitamente alla propria capacità disgregativa delle rocce sottostanti, ha generato nei millenni, uno strato di suolo particolarmente compatto e impermeabile costituito da sedimenti molto fini a prevalente composizione argillosa, in cui si possono raccogliere le acque piovane che precipitano nell’impluvio costituito dal circo glaciale.

Lago Scuro
Lago Scuro

Oltre il Lago Scuro (1525 m s.l.m.), il sentiero da noi preso cambiava numerazione in 715, e proseguiva alla volta del Passo Fugicchia (1685 m) con un tratto piuttosto ripido che alternava il proprio percorso fra la faggeta, e le praterie (brughiere) di alta quota, che in Appennino sono costituite prevalentemente da distese di mirtilli. Oltre il Fugicchia, il sentiero scende in un altro circo glaciale fino alla Fontana Vescovo, per poi risalire (variante nr. 715a) al Passo di Badignana (1685 m) posto sul crinale appenninico. Qui si incrocia il sentiero GEA (Grande Escursione Appenninica) 00 del crinale che noi abbiamo percorso per circa 2 Km fino al Passo delle Guadine, passando per la “vetta” del monte Brusa (1796 m), il “Kilimanjaro” di giornata ! In questo breve tratto il sentiero 00 presenta continui saliscendi e qualche breve tratto esposto verso SW.

Sentiero "GEA" 00
Sentiero “GEA” 00
Sentiero 00 verso Monte Brusa
Sentiero 00 verso Monte Brusa

La discesa al Passo delle Guadine è ripida ma breve e non esposta. Di lì abbiamo lasciato il crinale e dopo aver superato, rimanendo in quota, un altro valico, siamo scesi per un lungo tratto di sentiero ( nr. 719 ) nella faggeta con fondo impegnativo costituito da residui morenici e “liscioni” glaciali (emergenze di rocce montonate semi coperte dal suolo). In circa 3/4 d’ora abbiamo raggiunto le capanne di Badignana: qui la valle trova un primo cambio di pendenza, che consente riemergenze d’acqua e l’instaurarsi di una zona semi-paludosa con ruscelli d’acqua e una torbiera, in un contrsto caratterizzato da una radura con faggi anche imponenti, in cui l’uomo ha trovato l’ambiente adatto per il pascolo in quota. Provati dalla calura abbiamo approfittato dell’ombra di alcuni faggi imponenti per riposare, prima dell’ultimo tratto conclusivo di poco più di mezz’ora di cammino che ci ha ricondotto, su di una comoda strada forestale immersa nella faggeta, al rifugio Lagoni. Per il giro sono state necessarie circa 5 ore, soste incluse.

Lago Lagoni "basso" presso il rifugio
Lago Lagoni “basso” presso il rifugio
Nella Faggeta (io)
Nella Faggeta (io)