Pubblicità regresso

Sarà perché in questi giorni sono un po’ nervoso (per usare un eufemismo) ma proprio non riesco a mandar giù quella pubblicità in cui c’è un bambino che racconta contento di quello che ha fatto su una nave quindi dice, con voce trieste e mogia: “Poi siamo arrivati in vacanza…”. Sottointeso: e non mi sono più dirvertito come su quella tale nave. Allora io mi chiedo, senza lamentarci troppo della crisi economica che viviamo (e che comunque impedisce e impedirà a molte famiglie – e di conseguenza a molti bambini – di andare in vacanza), ma a tutti quei piccoli che non solo non possono andare in vacanza ma nemmeno avere dei giochi, ci pensiamo? Ma si può fare una pubblicità così nella civile Italia? Secondo me, no. Per carità, la libertà di espressione è sancita dalla Costituzione ma una certa sensibilità non la si può stabilire per legge.

Matteo Billi