Al gelo

Parma martedì notte era bellissima. Limpida. Illuminata al giusto. Tanto da invogliare a fare una passeggiata nel centro storico. Se non fosse stato per i tre gradi sotto lo zero (già) a mezzanotte. E così anziché camminare con calma la gente si affrettava a raggiungere un riparo sicuro. Anch’io che di solito amo guardarmi intorno ho attraversato in fretta il prato della Pilotta da via Garibaldi in direzione lungoparma. Ero stretto nel capotto ma sentivo ugualmente il freddo pungente nelle ossa. Non vedevo l’ora di arrivare all’auto. Nonostante la zona venga considerata a rischio (soprattutto la sera e la notte) non c’era anima viva. Ero solo. Poi a un tratto sento delle voci provenire dalla mia sinistra dove, al limite del porticato che va verso piazza Ghiaia, c’è un piccolo cantiere. Operai penso d’istinto. Ma poi capisco che a quell’ora non può essere. E allora comprendo. Sono senzatetto. Si apprestano ad andare a dormire. Possibile che io coperto dalla testa ai piedi (cappotto, giacca, camicia, maglia di lana, pantaloni di lana, scarpe, sciarpa e cappello) affretti il passo perché sto gelando e loro si stiano preparando a dormire all’addiaccio?! Eppure è proprio così. Vedo l’ombra di una persona che si sta per coricare sulla scalinata che porta al Museo della Pilotta. Alla mia destra si apre una porta e una donna guarda se c’è ancora qualcuno poi si richiude la porta alle spalle. Non si è nemmeno accorta di quello che succede dall’altra parte dei portici. Oppure lo sa fin troppo bene e ormai non ci fa più caso. Io sono praticamente arrivato alla macchina, non mi sono fermato (nel caso cosa avrei potuto fare?) ma oggi ho ripensato a quanto questa città sappia nascondere bene i problemi. Mentre scrivo queste righe ho controllato anche le edizioni dei quotidiani locali on line e non c’è traccia di persone morte per il freddo. E’ già un miracolo. Ma domani?

Matteo Billi