Fare un passo indietro? Si può

Il mondo va avanti. Non possiamo più tornare indietro. Quante volte abbiamo sentito e continuiamo a sentire frasi di questo genere quando qualcuno, in qualsiasi campo, prova a dire: fermiamoci a riflettere. No! Perché se ci fermiamo rimaniamo indietro. E così andiamo avanti a vivere una vita sempre più frenetica che non ci lascia (quasi) più spazio per i sentimenti, per il riposo, per stare in famiglia con i nostri cari. Lo so che qualcuno dei miei affezionati lettori dirà che sono diventato troppo mielenso. Un buonista della peggior specie. Non è così. E non è solo l’approssimarsi del Natale. La voglia di fermarmi ce l’ho da tempo ma poi, in effetti, è problematico dire “stop” quando nessuno si ferma ad aspettare con te. Ecco perché la notizia letta questa sera sul Corriere (sì sì lo so i giornali dovrei leggerli al mattino ma non sempre ci riesco) mi ha fatto pensare che forse non tutto è perduto. Proprio ieri ragionavo con un collega sulle tecnologie che non ci lasciano più scampo. Il cellulare, per esempio, quindici anni fa non sapevamo nemmeno cosa fosse e ora consideriamo pazza una persona che non ce l’ha. Con la scusa di controllare meglio i nostri figli lo diamo anche ai bambini che fanno le elementari. Scusate la divagazione. L’articolo del Corriere che mi ha colpito è quello relativo alla decisione della Corte costituzionale tedesca che ha sentenziato che i negozi la domenica dovranno restare chiusi perché, insieme alle feste, “è il giorno di riposo dal lavoro e di miglioramento spirituale”. Ma ve lo immaginate se anziché la Germania, fosse stata l’Italia ha pronunciarsi così? I giornali oggi avrebbero titolato a tutta pagina sull’ingerenza del Vaticano nella politica italiana, i sindacati sarebbero stati pronti a scendere in piazza e via lamentandosi. Invece no. La sentenza ha fatto sì scalpore ma i sindacati (tedeschi) sono contenti, anche i bar, ristoranti esercizi pubblici vari. Scontento il sindaco di Berlino che pensa di perdere turisti. Ma al di là di questo siamo proprio sicuri che sia così indispensabile che i negozi siano aperti la domenica? Al di là del fatto che da cattolico e cristiano penso sia giusto santificare la domenica e le feste, avere un giorno della settimana da passare con i prori affetti, in tranquillità, magari facendo una bella passeggiata, è veramente un passo indietro? Io rientro tra le persone che lavorano (anche) la domenica e (anche) nelle feste comandate. E quindi ammetto che alle volte ho usufruito anch’io dei negozi aperti in quei giorni. Fanno comodo. Come avere il supermercato che anziché alle 19 e 30 chiude alle 21. Ma mi auguro veramente che la scelta dell’Alta Corte tedesca non rimanga un fatto isolato. Che ci siano ancora governanti e politici in grado di prendere decisioni che possano sembrare non al passo con i tempi ma che in realtà lo sono molto di più di quanto si voglia credere. Mi piacerebbe che per una volta l’opposizione sempre pronta a scendere in piazza sollecitasse il governo Berlusconi a prendere una decisione in linea con quella tedesca o che fosse lo stesso Premier a dire “I love Germany”. Ma temo che in entrambi i casi rimarrà soltanto un sogno.

Matteo Billi