Quanto rompono i #giornalisti!

«Non credo che ci sia schiavitù o barbarie in Italia» (Matteo Renzi, 29 dicembre 2015, Roma conferenza stampa di fine anno, rispondendo a Enzo Iacopino – presidente Ordine dei giornalisti – che aveva parlato di «schiavitù» da parte di alcuni editori)

«La mia posizione è nota: fosse per me l’Ordine dei giornalisti lo abolirei domani mattina» (Matteo Renzi, ibidem)

«Vorrei fare il giornalista, fare domande agli altri senza avere la responsabilità della risposta, rompere le scatole agli altri» (Sergio Marchionne, 4 gennaio 2016, Milano esordio Ferrari a Pizza Affari)

Tre affermazioni gravi (la prima e l’ultima di più, la seconda perché viene dal premier): non perché riferite ai giornalisti – categoria di cui faccio parte – ma perché toccano dei lavoratori, la maggior parte dei quali fatica ad arrivare a fine mese, che sono dei professionisti e che di responsabilità ne hanno. Eccome.

La vicenda della conferenza stampa di fine anno con il botta e risposta tra il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Iacopino e il premier Renzi sulle condizioni di sfruttamento in cui versano migliaia di giornalisti è nota. Qualcosa è stato scritto (qui un intervento di Vittorio Emiliani) ma prese di posizioni importanti da parte della categorie non ne sono arrivate. Nessun editoriale (i direttori di due dei più importanti quotidiani italiani erano impegnati a traslocare, gli altri molto probabilmente in ferie), nessuna paginata bianca per dimostrare che senza giornalisti non ci sarebbero nemmeno i giornali, nessuna minaccia di sciopero da parte della Federazione nazionale della stampa (qui una lettera aperta al presidente del Consiglio da parte dei giornalisti freelance).

Il punto è uno solo: se non sono i giornalisti a far sapere ai cittadini le condizioni in cui (non) lavorano, chi può farlo? Il nocciolo del problema sta nel fatto che ai colleghi (ai redattori almeno) che lavorano nelle grandi testate nazionali poco importa che ci siano colleghi che guadagnano sì e no 5.000mila euro all’anno. Che la gente continui pur a credere che i giornalisti siano una lobby super garantita e fare il giornalista sia “sempre meglio che lavorare” (cit. Luigi Barzini jr).

L’affermazione di Marchionne è fresca di oggi ma posso già dire senza rischio di smentita che domani non troverà gran risalto sulla stampa. Del resto il capo di Fiat (Fca, per la precisione) non ha fatto altro che esprimere un pensiero comune, tra i politici in primis ma che sempre più spesso si fa largo anche tra i cittadini: i giornalisti rompono le scatole. E meno male! E’ proprio il compito del giornalista! Rompere le scatole non per partito preso ma per avere risposte che interessano la collettività.

Chi sarà il prossimo a sparare sulla Croce… ehm, sui giornalisti?

 

 

 

 

Matteo Billi