Cedere sovranità all’Europa? Un po’ va bene ma non solo quando fa comodo a Draghi

“Per i Paesi dell’Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali”, afferma Mario Draghi, direttore della Bce.

Non entro nel merito delle parole dell’ex governatore della Banca d’Italia. Mi limito a una riflessione – con due esempi – su cosa voglia dire far parte dell’Unione europea oggi.

L’operazione umanitaria Mare Nostrum, portata avanti dall’Italia, è una misura necessaria per aiutare centinaia di migliaia di persone. La penisola italica, su cui la maggior parte dei profughi sbarca, è Europa. Lo sanno bene i nostri governanti di Bruxelles ma fanno finta di non saperlo. Imporre ad altri Stati membri di accogliere alcune di queste persone è così difficile? Si tratta o no di un’emergenza internazionale? Parafrasando Draghi, non è arrivato il momento di cedere sovranità all’Europa su questa materia?

È  dei giorni scorsi l’embargo che Europa, Usa e altre Nazioni hanno attuato nei confronti della Russia. Non si è fatta attendere la risposta russa: bloccate le importazioni di cibi occidentali. Decisione che penalizza in modo particolare l’Italia (ed altri Stati europei) che nel 2013 ha fatto registrare un export verso la Federazione russa di 10,4 miliardi di euro. Anche in questo caso la soluzione non dovrebbe essere troppo difficile: l’Unione europea si deve far carico dei mancati introiti delle aziende italiane (e di quelle degli altri Stati coinvolti).

La sovranità si può cedere? Sì, in parte. Purché valga per tutte le situazioni: economiche, umanitarie e politiche. E non solo quando lo chiede Draghi.

 

 

Matteo Billi