Ti sbatto il presunto mostro in prima pagina (e poi do la colpa agli altri)

In meno di ventiquattro ore, con il fermo del presunto assassino di Yara, noi italiani siamo riusciti a dare il meglio (se le indagini degli inquirenti verranno confermate c’è da levarsi il cappello davanti al lavoro di carabinieri e polizia) e il peggio.

In quest’ultimo caso è una gara serrata tra:
i giornalisti che hanno schiaffato in prima pagina le foto del presunto colpevole, insieme al suo nome e cognome, alla composizione della sua famiglia (una moglie e tre figli) e al suo indirizzo di casa…
il procuratore di Bergamo che il giorno dopo si straccia le vesti affermando: «Volevamo mantenere il massimo riserbo» (leggi qui)
il ministro Alfano che dopo aver rigettato al mittente le accuse della Procura lombarda – si dovrebbe chiedere «chi ha inondato i mass media di informazioni e dettagli in quantità infinita: non è stato certo il governo» – si lascia andare a una frase da ultras: «L’opinione pubblica aveva il diritto di sapere e ha saputo. E questo è stato un elemento di rassicurazione, perché nel nostro paese chi uccide va in galera» (leggi qui)

Ecchissenefrega della Costituzione e, soprattutto, del buon senso visto che di mezzo ci sono degli adolescenti e altre persone adulte su cui non dovrebbero ricadere colpe che non hanno.

 

Matteo Billi