Giornalisti uffici stampa: a Roma il sindaco Marino li cambia di ruolo in Comune, futuro incerto per quelli delle Province. Interviene Rossi (Fnsi)

Giovanni Rossi, presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, prende posizione in merito a due situazioni che riguardano i giornalisti che lavorano negli enti pubblici. In particolare Rossi è intervenuto per esprimere solidarietà a cinque colleghi che lavorano al Comune di Roma, spostati di ruolo dal sindaco Ignazio Marino.

Il Comune di Roma ha deciso di revocare a cinque colleghi il ruolo di addetti stampa e di metterli a disposizione dell’Ufficio personale per assolvere incarichi amministrativi. Tale decisione è estremamente grave: essa si traduce in un danno pesante per i cinque giornalisti che in tal modo, perdendo il ruolo professionale, decadono dall’iscrizione all’Istituto previdenziale di categoria (Inpgi) e dalla Cassa sanitaria dei giornalisti (Casagit). Scelta tanto più contestabile a fronte del fatto che uno dei colleghi colpiti dal provvedimento è componente del Comitato di redazione, cioè della rappresentanza sindacale interna. Con tale iniziativa il Comune riduce la sua capacità di informare e comunicare agli organi d’informazione ed ai cittadini in una situazione complessa e difficile quale è quella di una grande città metropolitana. Il Sindacato dei giornalisti chiede la revoca della decisione assunta dall’Amministrazione di Roma Capitale e che si dia una risposta rapida e positiva alle richieste di incontro urgente già avanzate dall’Associazione stampa romana e dal Comitato di redazione dell’Ufficio stampa”.

Rossi auspica inoltre che la riforma del sistema delle autonomie locali (leggi Province) non produca altri precari tra i giornalisti degli uffici stampa.

“In diverse realtà provinciali – dove il rapporto di lavoro degli addetti stampa non è di dipendenza o lo è solo per alcuni – il rischio che si corre è che, presto, non ci sia più nessun giornalista in servizio per garantire quel diritto all’informazione sancito dalla Legge 150 “in attuazione dei princìpi che regolano la trasparenza e l’efficacia dell’azione amministrativa”, diritto ancor più fondamentale in questa fase di transizione che comporterà enormi disagi ai cittadini e molto probabili tagli di servizi a causa della riforma decisa dal Governo.

Il Dipartimento della Funzione pubblica, infatti, dovrebbe emanare, a giorni, una circolare riguardante gli articoli 110 e articoli 90 nominati da quei Presidenti delle Province che proseguono il mandato (a titolo gratuito) fino alla riorganizzazione degli enti. Da quello che si apprende, l’orientamento sarebbe quello di salvaguardare sicuramente i dirigenti il cui rapporto di lavoro è regolato dall’art. 110, mentre per ciò che riguarda gli articoli 90 si parla solo di alcune funzioni specifiche. Riteniamo sia urgente ed importante che tra queste vengano inserite anche le funzioni di informazione e di ufficio stampa. In caso contrario, si potrebbero, in alcune realtà almeno, verificare un blocco nella diffusione dei comunicati-stampa, non verrebbero più aggiornati i siti Internet ed i profili/canali Twitter, Facebook e Youtube, gli organi di informazione perderebbero punti di riferimento professionali per quanto riguarda le notizie generate dall’Ente Provincia.

Cosa che sarà ancora più evidente quando si determineranno emergenze territoriali, quando la necessità di una gestione giornalistica per comunicare l’emergenza diventa essenziale e necessaria. E non sono poche, purtroppo, le occasioni in cui questo si è verificato ed ha richiesto forte capacità di gestione professionale, come è avvenuto durante anche recenti calamità naturali. La perdita di una parte degli addetti stampa con la interruzione dei rapporti di lavoro riduce la capacità di lavoro e presenza degli uffici stampa delle Province che, comunque, restano come ente intermedio, sia pure con degli amministratori eletti in secondo grado. Pur nelle ristrettezze di bilancio, le attuali Amministrazioni – seppure con gradi differenti – hanno realizzato contratti con agenzie di stampa, rassegne stampa, abbonamenti ai quotidiani online ed altro ancora che potrebbero, nella logica di un uso sinergico del patrimonio delle Pubbliche amministrazioni, essere messe a disposizione dei Comuni, soprattutto di quelli di minori dimensioni, che non hanno un ufficio stampa. Cosa, peraltro, prevista e normata dalla stessa legge 150 del 2000. Si tratta di evitare una significativa limitazione del diritto all’informazione in capo ai cittadini oltre che evitare la perdita di posti di lavoro, cosa che avverrebbe in un contesto di già pesante crisi occupazionale nel settore giornalistico“.

Matteo Billi