Preferenze di genere negli enti locali, alla prova dei fatti tradita la volontà degli elettori

Nell’ultima tornata elettorale ho votato per la prima volta potendo applicare la legge sul riequilibrio della rappresentanza di genere negli enti locali approvata a novembre 2012. Ovvero, per le elezioni amministrative ho potuto indicare due preferenze purché fossero di genere diverso: un uomo e una donna. Stessa storia alle Europee dove si poteva arrivare a dare tre preferenze (qui un approfondimento): due uomini e una donna oppure due donne e un uomo. In questo caso per merito del governo Renzi e della legge 65/2014.

Tutto molto bello. Peccato però che se nelle intenzioni le due leggi sono senz’altro da apprezzare, alla prova dei fatti la volontà degli elettori che quelle leggi hanno applicato sulla scheda elettorale sia spesso tradita.

Ecco la prova: una consigliera eletta se si dimette non fa subentrare un’altra consigliera ma il primo dei non eletti, sia uomo o donna non importa (stessa cosa vale nel caso di un consigliere che rassegna le dimissioni). E tutta la buona volontà del legislatore per la parità di genere va a farsi friggere.

Siamo o no in Italia?

 

Matteo Billi