Sport e studio: in Italia non si fa sistema. Le opinioni di Guido Barilla e Luca Pancalli. L’esempio virtuoso dell’Università di Parma

In Italia fare attività sportiva e studiare (penso soprattutto alle scuole superiori) non è un valore aggiunto. Anzi, spesso lo studente/atleta è mal visto dagli insegnanti. Da questo punto di vista siamo lontani anni luce dall’esperienza dei college Usa.

Non sono l’unico a pensarla così come dimostrano due interviste pubblicate sui quotidiani sportivi italiani a cavallo dell’appuntamento olimpico e paralimipico invernale di Sochi 2014.

Venerdì 28 febbraio 2014 (pag. 31) sulla Gazzetta dello Sport, Guido Barilla è intervistato da Marisa Poli:
Perché in Italia c’è più stress per un atleta? “In Italia chi scia lo fa con tantissimi sacrifici finanziari e logistici. E se un ragazzo fa sport quando torna a scuola è interrogato la mattina dopo la gara. Tanti vivono lo sport come uno stress. Quando ci lagniamo dei risultati dobbiamo pensare all’origine: da noi ci sono pochi impianti, pochi soldi e il sistema scolastico invece di essere integrato allo sport spesso è in contrapposizione. Bisognerebbe partire da qui”.

Sabato 1 marzo 2014 (a pag. 21) sul Corriere dello Sport – Stadio, Alberto Dolfin pone una domanda significativa a Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico: “Che cosa ci vorrebbe per avere una cultura del movimento (paralimipico, nda) simile a quella anglosassone?”. Ecco la risposta di Pancalli: “In Italia, fatichiamo a far decollare una cultura sportiva sul modello anglosassone perché c’è una disattenzione del settore scolastico per le ore di educazione motoria, che sono sempre vissute come un qualcosa di accessorio all’interno del percorso formativo dei giovani. Inoltre, ci vorrebbe una responsabilizzazione diretta dello Stato: non si può immaginare che tutto venga delegato solo alle organizzazioni sportive”.

Fin qui le parole (anche se di autorevoli esponenti). Per fortuna ci sono anche fatti. Eccoli: qualche giorno dopo la lettura delle interviste, ho ricevuto un comunicato stampa dall’Università di Parma relativo al regolamento per la valutazione, verifica e certificazione dei crediti formativi universitari relativi alla pratica ed alle abilità sportive che prevede l’inserimento della pratica sportiva, agonistica e non agonistica, nell’offerta formativa 2014-2015.

A partire dal prossimo anno accademico, gli studenti che svolgeranno attività sportiva potranno acquisire crediti formativi universitari nell’ambito delle attività a libera scelta (presenti nei curricula formativi dei singoli corsi di studio): 25 ore di attività sportiva corrisponderanno ad 1 credito formativo universitario.

L’attività sportiva potrà essere svolta presso il Cus Parma, o presso altre società sportive che avranno il compito di inoltrare al Cus il resoconto delle attività svolte dallo studente. Il Centro universitario sportivo effettuerà la verifica e la validazione delle attività sportive su tutte le richieste pervenute, solo successivamente le richieste saranno inoltrate al Consiglio di corso di studio in Scienze motorie, sport e salute per la loro certificazione.

Inoltre, il Cus Parma metterà a disposizione degli studenti la possibilità di frequentare dei laboratori sportivi, per un monte ore complessivo di 25 ore (1 CFU); l’attivazione di tali laboratori avrà lo scopo di consentire l’acquisizione di crediti formativi da parte di studenti che non praticano attività sportive organizzate.

Rispetto agli altri atenei italiani che assegnano crediti liberi ad atleti che si sono particolarmente distinti a livello nazionale o internazionale (merito sportivo, riservato a pochi) l’Università di Parma offre a tutti i suoi iscritti questa possibilità, ribadendo la sua attenzione verso lo sport riconoscendone l’importanza come strumento di formazione e di crescita dell’individuo e favorendo la promozione della cultura sportiva anche in coloro che non hanno mai praticato precedentemente attività fisica. Visto nell’ottica del processo di internazionalizzazione questo progetto si inserisce appunto in un contesto culturale di riferimento internazionale.

Matteo Billi