La Padania e il caso Kienge, Siddi (Fnsi): no a discriminazioni razziali, no a sequestri preventivi di giornali

Ricevo dall’Fnsi e volentieri pubblico:

Il Segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi, ha dichiarato: «Critica politica e informazione sono due temi distinti. Additare le persone a bersaglio è sempre esercizio pericoloso che può sfociare in comportamenti irresponsabili.

Il ministro Kienge da mesi subisce insulti, e anche peggio, a motivo del colore della sua pelle più ancora che per l’esercizio della sua funzione pubblica. Il nuovo capitolo aperto dalla pubblicazione dell’agenda del ministro da parte del giornale della Lega, “La Padania”, sta in un crinale molto stretto, una linea di confine che non a tutti appare chiara. Politicamente risalta il nesso con le campagne sull’immigrazione e contro le politiche inclusive del ministro condotte dal partito proprietario della testata.

I giornali non possono e non debbono essere soggetti a censure preventive. Questo principio non va travolto. L’articolo 21 della Costituzione è sacro. E va tenuta sempre ben chiara la distinzione dell’informazione dalle campagne politiche e di parte. I fatti di interesse pubblico non vanno taciuti, le idee diverse debbono circolare liberamente, la pratica dell’odio razziale è sempre un’altra cosa e, se si realizza, è perseguibile secondo legge. In questo senso nessuno può impedire la circolazione delle idee de “La Padania”, sempre che siano espresse nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e della dignità delle persone.

I giornalisti in più, per obbligo deontologico, non possono subordinare a interessi di altri il loro lavoro e hanno il dovere di avere riguardo per il diritto delle persone senza discriminare mai nessuno “per razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali e opinioni politiche”. E ogni riferimento a questi dati non può mai essere discriminatorio, ingiurioso o denigratorio.

Detto tutto questo, la cautela va chiesta anche a chi invoca sequestri o sospensione di pubblicazioni. Le autorità preposte dovranno valutare sempre con molta saggezza queste invocazioni, come peraltro fa con grande pacatezza il ministro Kienge».

Matteo Billi