Binario morto

binario morto

Ho apprezzato nel corso dell’ultimo decennio la politica volta alla mobilità sostenibile portata avanti dalla Regione Emilia Romagna e in particolare dall’assessore ai Trasporti, Alfredo Peri (che conosco bene essendo entrambi di Collecchio in provincia di Parma). Investimenti ne sono stati fatti dall’Ente regionale soprattutto per quello che ha riguardato l’integrazione tra i diversi mezzi pubblici di trasporto di città diverse (progetto Mi Muovo).

Ecco perché le notizie giunte nelle ultime ore che riguardano la soppressione di tutti i treni che collegano Piacenza a Cremona e di quelli che collegano Parma a Fornovo (esclusi quelli di più lunga percorrenza) mi lasciano allibito.

soppresso

Pur rendendomi conto della congiuntura economica tragica in cui stiamo vivendo (anche se qualcuno cerca di convincerci che il peggio è passato, che ormai siamo fuori dalla crisi) perché tagliare il tasporto su ferrovia a favore di quello su gomma? Perché aumentare il numero degli autobus che oltre a essere in molti casi più inquinanti (ci sono anche diversi mezzi a metano, è vero) impiegano quasi il doppio del tempo del treno a coprire lo stesso tragitto?

Da un paio d’anni a questa parte uso spesso per i miei spostamenti a livello regionale il treno e non posso negare che problemi ce ne siano (ritardi cronici e sporcizia dei vagoni i più frequenti) ma se penso che da Parma a Collecchio ci vogliono 10′ contro i 30′ (prendendo come riferimento la distanza tra le due stazioni) dell’autobus… l’unica cosa che mi viene in mente è che siamo davvero arrivati su un binario morto.

Per chi vuole qualche notizia in più segnalo gli articoli di Libertà (per la tratta Piacenza-Cremona) e Gazzetta di Parma (per la Parma-Fornovo).

 

Matteo Billi