È tua la colpa se fai il #giornalista

Una battuta di un amico via #twitter durante #ParmaRoma. Lì per lì pensare al giornalista come al mestiere più antico del mondo mi ha fatto sorridere. Per certi versi – forse – è anche vero.

Twitter

Poi stamani al risveglio mi sono trovato a ripensare non tanto al twit quanto al termine “mestiere”. Non mi sono mai preoccupato più di tanto che le persone mi dicessero “che mestiere fai?” piuttosto che “qual è la tua professione?”. Perché ho sempre pensato che in ogni caso il rispetto per il lavoro altrui non dipende da una definizione. Al centro di tutto c’è la #persona, ne sono convinto.

Invece così non è (più). Vale per il #giornalista come per il tecnico delle luci, il tecnico audio, il cameraman, il fotografo, l’addetto alla sicurezza… ognuno aggiunga il proprio impiego. Che si parli di mestiere o di professione manca il rispetto per il lavoro altrui. Allo stadio gli spettatori vanno per assistere a una partita. Altri vanno perché sono pagati per farlo. E non è, come può pensare qualcuno, che ci andrebbero anche gratis – io non ne ho ancora incontrati -, che stanno lì ore ben oltre la fine della partita per assaporare il fascino dello stadio vuoto.

Non mi aspetto che tutti capiscano. In fin dei conti – come canta @edoardo_bennato – «è stata tua la colpa, allora adesso che vuoi?».

 

 

Matteo Billi