Indifferenza

“Anziana trovata morta in casa”. Quante volte abbiamo sentito al telegiornale o letto sul giornale una notizia così? Tante, troppe, volte. Ma quella che ho appena letto e riguarda l’accogliente provincia parmense è ancora peggio: “Anziana trovata morta 7 mesi dopo”. Possibile che per quanto una persona possa essere sola nessuno si accorga della sua scomparsa per così tanto tempo? Pare sia morta a marzo, quindi nemmeno per Pasqua (quest’anno era il 12 aprile) qualcuno ha pensato a lei. Leggendo l’articolo scopriamo che Emma, classe 1922, abitava in una casa indipendente sì “ma vicina ad altre e non molto distante dalla strada provinciale”. Ancora: “Nella cassetta delle lettere la posta si era accumulata all’inverosimile”. Al postino mai venuto un dubbio in sette mesi? E ai vicini? Possibile mi chiedo che il parroco non si mai passato a trovarla? E i servizi sociali? A dare l’allarme sono stati proprio loro, “ad allertare i vigili del fuoco di Langhirano” dopo che una conoscente della donna non riuscendo a mettersi in contatto ha chiamato l’assistente sociale. Pensateci bene: sette mesi. E il paese (ora) è “incredulo”. Gli abitanti della frazione raccontano che Emma era “autosufficiente” e “usciva di casa due-tre volte la settimana per fare la spesa”. Ma a nessuno è mai venuto il dubbio che potesse essergli successo qualcosa? Qualcuno obietterà che se anche fossero andati una settimana dopo la donna sarebbe comunque morta. Ma il punto non è questo. La cosa grave è il non prestare attenzione agli altri, troppo impegnati a pensare soltanto a noi stessi. Del resto quanti di noi abitano in un condominio e non sanno nemmeno come si chiama l’inquilino del primo (o dell’ultimo) piano? No, non ci siamo. Una comunità che lascia morire una persona così che insegnamenti può dare alle nuove generazioni? Che cosa lascia in eredità? Solo indifferenza.

Matteo Billi