Giornalista o pellegrino? Forse tutte e due

Il pellegrinaggio della Diocesi di Piacenza-Bobbio a Roma da Benedetto XVI non si è ancora concluso quando Barbara Sartori mi manda la sua riflessione, da giornalista e pellegrino, che potete leggere sotto. La pubblico volentieri come ho pubblicato le foto (cliccate qui) della due-giorni che ha visto duecento fedeli piacentini, accompagnati dal vescovo Gianni Ambrosio, partecipare all’ultima udienza generale di Papa Ratzinger (qui il testo del pontefice).

Quattro ore di sonno sul groppone – otto contando anche martedì – e due articoli “di peso” nel giro di due, scritti seduta sui seggiolini del terminal Gianicolo, tra adolescenti urlanti e disperatamente bisognosi di sfogo dopo la “clausura” mattutina in mezzo alla folla di piazza San Pietro. Sarà perché il giornalista è un po’ pellegrino, almeno nel senso che sarebbe tenuto a consumare le suole delle scarpe per andare a caccia di notizie. Ma questo pellegrinaggio a Roma, nell’Anno della fede, già programmato a ottobre dalla diocesi e – per caso o per Provvidenza – caduto in concomitanza con il d-Day di Papa Ratzinger, mi ha preso ben oltre il dovere professionale.

Tre istantanee per riassumerlo.

Il volto e i gesti di Papa Benedetto: la sua tenerezza, la sua analisi lucida, la sua autenticità nel mettere a nudo i timori dell’uomo Ratzinger, la sua fiducia immensa in Dio a vincere le tempeste che lo scuotono sulla barca di Pietro. «Io non scendo dalla croce» è la frase che oggi scelgo da appuntare sulla bacheca delle citazioni preferite. Non vado a fare il pensionato d’oro – ci ha detto in parole povere -, tra viaggi, conferenze, relazioni. Non mi riapproprio della mia vita, non mi rintano in qualche bella vallata bavarese. «Resto nel recinto di Pietro», perché il cuore di un Papa è «per tutti» ed è «per sempre».

La piccola Maria Chiara, tre mesi, che ha ricevuto la carezza e la benedizione del Santo Padre, mentre con la papamobile faceva il giro della piazza stracolma. La mamma si chiama Veronica Maria, ha 22 anni, studia e lavora. Era seduta poche file dopo di me. Ho voluto conoscerla, sapere da dove nasceva quella pazzia di portare una bimba così piccina in una tal bolgia. «Perché senza il Signore, lei – e mi indica la bimba che piange all’impazzata per la fame – non esisterebbe, e il Papa per me è il richiamo a Gesù, è una guida». Con buona pace di tutte le analisi sociologiche sul perché le donne italiane non fanno più figli.

Un bozzolo bianco ai piedi del Cristo Pantocrator, nel mosaico dell’abside di San Paolo fuori le mura. È Papa Onorio III, servus servorum Dei, prostrato a terra davanti al suo Signore. Visse in tempi difficili, tempi in cui le eresie intercettavano il malcontento di un popolo che sentiva il Vangelo tradito da troppa sete di potere. Seppe riconoscere in san Francesco e san Domenico i due paladini della vera fede. Approvandone la Regola, diede di fatto il “la” a un profondo rinnovamento nella Chiesa, quando una riforma – non una rivoluzione – sembrava impossibile a realizzarsi.

L’appello a «ritornare a Dio con tutto il cuore» Benedetto XVI l’ha ripetuto più volte nei suoi quasi otto anni di Pontificato. L’ultima, il Mercoledì delle Ceneri, il 13 febbraio, due giorni dopo “la grande rinuncia”. Dal primo marzo, Joseph Ratzinger lascia il ministero petrino attivo per assumere quello della preghiera, vissuto nel nascondimento di un ex monastero. Che in questa scelta controcorrente – ritiro, non abbandono – si celi il germoglio del rinnovamento per la Chiesa del Nuovo Millennio?

Barbara Sartori

Matteo Billi

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