Quando la legge (del calcio) non è uguale per tutti

Riporto l’articolo “Insultare Pessotto costa meno” del collega Marco Ansaldo pubblicato giovedì 29 novembre a pagina 44 su La Stampa. Penso possa essere un valido punto di partenza per una discussione sul tifo nel calcio. Io lo condivido in toto.

MARCO ANSALDO

Non è simpatico cercare una differenza tra un comportamento stupido e uno idiota. Ma poiché a tracciarla è stato addirittura il giudice sportivo ci chiediamo se l’ululato di un gruppo di razzisti verso un calciatore di colore sia davvero molto più grave di infamare una persona che sei anni fa tentò un gesto tragico. Per Gianpaolo Tosel lo è. Ieri il giudice della serie A ha comminato alla Juve 10 mila euro di multa per i «buu» dei suoi tifosi, immaginiamo nei confronti di Constant, di Boateng o di Robinho, mentre il lungo striscione della curva rossonera che ironizzava sul «volo» di Pessotto vale meno della metà: 4 mila. Premesso che non esiste una tariffa adeguata per la vergogna, quale messaggio arriva da una simile decisione che Tosel saprà sicuramente giustificare con qualche tecnicismo giuridico? Forse che la dignità si può estendere o contrarre come se fosse una gomma, e quindi punire diversamente chi la lede? Il dolore di Pessotto e il suo stato d’animo nel leggere quella frase che riapre una ferita meritavano lo stesso rispetto della rabbia che prova chi si sente sbeffeggiato per il colore della pelle a meno di non credere che la colpa di Pessetto sia di non essere nero. Quanto al razzismo, nutriamo il dubbio che la soluzione efficace sia multare le società, del cui danno economico a quei tifosi non importa nulla, ma è comunque un modo per non accettare in silenzio questa piaga purché sia adottato con uniformità. Ad esempio non sono stati multati i tifosi della Lazio dopo il match con l’Udinese: evidentemente l’acustica dell’Olimpico romano è peggiore di San Siro e dell’Olimpico di Torino, dove sono stati messi a referto e multati i cori dei granata contro l’arbitro, cosa che ormai ascoltiamo ovunque senza che si producano le stesse conseguenze. C’è, nel calcio un’incertezza del diritto formidabile. Altro esempio: a Milano e a Parma sono stati esposti striscioni di solidarietà con Arcidiacono, il calciatore del Cosenza che esibì la maglietta pro Speziale, l’ultrà in galera per l’omicidio Raciti. Tosel (evidentemente non informato da chi doveva farlo) non li ha puniti mentre il giudice di Lega Pro ha condannato il Lecce a pagare 10 mila euro per la stessa fattispecie. E poi si dice che la legge è uguale per tutti.

Matteo Billi