Calisto Tanzi, quando non decidere è peggio

Ci sono tanti modi per prendere decisioni. Anche quello di non decidere. In questo senso la non decisione più nota è quella di Ponzio Pilato che per non inimicarsi il popolo fece scegliere ad altri la sorte di Gesù Cristo. Semplicemente, se ne lavò le mani. Quello che stanno facendo da diversi mesi a questa parte i giudici del tribunale di sorveglianza di Bologna che devono decidere se concedere gli arresti domiciliari a Calisto Tanzi. L’ex patron della Parmalat è detenuto nel carcere di Parma dal 5 maggio 2011 per una condanna a 17 anni e 10 mesi (stabilita dalla Corte d’Appello per la bancarotta) e dallo scorso 11 febbraio è ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale Maggiore del capoluogo ducale. Per capire il suo stato di salute basterebbe averlo visto nelle ultime due udienze. Capisco però che le decisioni debbano essere prese in base a fatti oggettivi. Ma per i giudici non è sufficiente per decidere la relazione sull’osservazione di personalità fatta dagli psicologi dell’istituto penitenziario secondo cui Tanzi ha mostrato un cambiamento di atteggiamento e sarebbe pentito. I giudici per prendere una decisione si sono riservati altri cinquanta giorni in attesa di conoscere la relazione sanitaria del carcere di Parma sullo stato di salute di Tanzi. Quindi una non decisione di ponziopilatesca memoria che produce però effetti: la salute di Calisto non è compatibile con uno stato detentivo. Che poi altro non è che il motivo per cui sono stati chiesti gli arresti domiciliari, in base a quanto prescrive la legge per detenuti che hanno più di 70 anni. E allora non resta che continuare a pregare: perché Calisto Tanzi regga questa situazione, per la sua famiglia, per i giudici che devono decidere.

Matteo Billi