Frecciarossa sì, carri bestiame no

Dopo le polemiche delle scorse settimane per la cancellazione (a partire dal nuovo orario invernale) del treno Eurostar Parma-Roma delle 9.03, è di ieri la notizia che anche uno dei nuovi Frecciarossa fermerà nella città ducale per collegarla alla capitale in 3 ore: andata al mattino alle 7, ritorno da Roma alle 19,30 (ma in questo caso non è chiaro se il tempo sarà sempre di tre ore perché la Gazzetta di Parma di oggi scrive arrivo alle 23.45). Al di là del fatto che da due collegamenti diretti con Roma si passa a uno, la cosa forse più grave è che – attualmente – dopo il treno delle 9.03 non c’è più la possibilità di arrivare nella capitale senza dover cambiare. Forse i parlamentare ducali dovrebbero battersi anche per la mancanza di questi treni e non soltanto per quelli a loro più comodi. Anche perché ben venga il Frecciarossa e l’alta velocità (ma non era stata ribattezzata alta capacità per non ingenerare facili entusiasmi nei cittadini?!) ma purtroppo non rappresentano i convogli tipo di chi viaggia quotidianamente nella Penisola. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i pendolari (siano studenti, docenti, impiegati o altro) che tutti i giorni usufruiscono dei (dis)servizi di Trenitalia. A me non capita di prendere il treno molto spesso ma nell’ultimo mese mi è capitato di andare da Parma a Milano e da Parma a Firenze in InterCity seconda classe. Se da una parte (possibilità di acquistare il biglietto in internet senza dover stampare e/o timbrare) siamo al passo con i tempi, dall’altra (puliza dei vagoni) siamo da terzo mondo. Vorrei sapere se i nostri parlamentari, i nostri dirigenti delle ferrovie, hanno mai messo piede su un treno diverso dall’Eurostar o dal Frecciarossa. Hanno mai “assaporato” la sporcizia che regna sovrana nelle carrozze a scompartimento che non vedono detersivo da secoli?! Capisco che ammodernare i convogli abbia un costo e che la società che gestisce le ferrovie si porti dietro deficit risalenti a decenni e decenni di menefreghismo della classe politica italiana. Il treno potrebbe essere comodo, veloce ed ecocompatibile. Se in velocità qualcosa è migliorato da quando alcuni collegamenti sono stati spostati sull’alta velocità (ma il fatto che Parma e Verona non abbiano un collegamento diretto vi pare normale?), non si può dire lo stesso della comodità. Anche perché non mi risulta che si viaggi gratis. Anzi, i biglietti aumentano e il servizio diventa più scandente. Come per tanti altri discorsi anche in questo caso il problema è uno: manca il rispetto. Di chi sporca e di chi non pulisce, di chi pretende di essere pagato per un servizio che non dà, di chi deve vigilare e non vigilia. E’ un problema di cultura? Certo. Cultura del rispetto. Verrebbe da dire che in Italia è proporzionale alla latitudine in cui si vive (a Nord di più, al Sud meno). Ma non è proprio così. Perché poi capita che un “nordico” si trovi fuori dalla sua regione di appartenenza e si adegui ai (mal)costumi del posto. E’ una caratteristica tutta italiana: ci indignamo quando leggiamo o sentiamo certe cose ma siamo i primi a saltare la fila in Posta quando crediamo di aver un motivo più urgente della persona davanti a noi. Provate a pensarci. Mai superato il limite? Mai parcheggiato in doppia fila ma “solo due secondi”? Mai gettato un pezzo di carta per terra? Capita a tutti. A scanso di equivoci, io sono orgoglioso di essere italiano e non vorrei abitare in nessun altro Paese del mondo. Ma proprio per questo ci sono cose che mi fanno ancor più rabbia. Anche più che a Fabio Capello.

Matteo Billi