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Cento anni fa. Oggi

Il datario da tavolo che mio padre aggiorna ogni mattina da quasi 41 anni non funziona più. E nemmeno il mio orologio da polso. Nemmeno la mia sveglia, i miei cellulari, il mio Mac e l’iPad. Non ho ancora controllato l’orologio dell’auto ma dubito che funzioni. E’ sbagliato l’anno, non siamo nel 2012 ma nel 1912. Ora ne ho le prove. Qualche mese fa ho iniziato ad avere qualche sospetto: lavoravo e lo stipendio non arrivava. Pensavo fossimo tornati alle lotte sindacali dei primi del Novecento. Nessun diritto e nessuna tutela per il lavoratore. Poi però ho letto sui giornali che il problema vero era l’articolo 18, modificato quello il calendario avrebbe di nuovo fatto un balzo avanti di cento anni. Forse. Perché io il lavoro non ce l’ho più, gli stipendi arretrati nessuno me li ha dati e – probabilmente – nessuno me li darà mai. Perché di tutele per i lavoratori non ne esistono. Esattamente come cento anni fa. Ma a darmi la sicurezza che siamo nel 1912 (e non nel 2012) sono altri episodi. Al Centro per l’impiego di Parma, provincia in cui risiedo, non risulto in cassa integrazione (ma collaboratore della Gazzetta di Parma sì). Perché l’azienda di cui sono dipendente ha sede a Piacenza. E i documenti che comprovino il mio status me li devo procurare da solo. E va ancora bene che sono due province della stessa regione e quindi una volta chiarita la mia posizione potrò accedere ai fondi regionali per la formazione propedeutica alla ricerca di un nuovo impiego. Perché se invece fossi dipendente di un’azienda, chessò, di Roma dovrei andare a iscrivermi al Centro per l’impiego della capitale. Possibile che tutti i terminali dei Centri dell’impiego italiani (e, perché no, dell’Unione europea) non si aggiornino ogni volta che si modifica la mia posizione lavorativa? Cento anni fa i computer non c’erano, oggi ci sono e non li usiamo. Oppure li usiamo anche troppo e non siamo più in grado di ragionare. Ho scoperto che un abbonato di telefonia mobile non può passare ricaricabile mantenendo operatore e numero. Il sistema non lo prevede, è quanto mi hanno detto alla Tre. E’ difficile credere che nell’era dei computer sia così complicato cambiare una voce accanto a un nome e a un numero. Eppure è così. Con il terzo indizio ho la prova. Siamo nel 1912. E non è una buona notizia.

Ucsi Emilia Romagna, don Marco Baroncini nominato Assistente spirituale

don Marco Baroncini

L’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) dell’Emilia Romagna ha ricevuto la comunicazione ufficiale da parte di S.E. Carlo Caffarra, arcivescovo metropolita di Bologna, della nomina di don Marco Baroncini ad Assistente spiritualedell’Associazione regionale. Don Marco, 42 anni di Bologna subentra nel ruolo a don Alberto Strumia, destinato ad incarichi di rilievo che lo portano distante da Bologna. “Ringraziamo S.E. il Cardinale Caffarra per aver nominato Assistente don Marco, come avevamo auspicato – ha dichiarato Antonio Farnè, presidente Ucsi Emilia Romagna – che oltre a valente guida spirituale è anche collega giornalista pubblicista che nell’ambito di questa attività persegue gli stessi propositi etico morali che già ci ha trasmesso don Alberto, a cui va il nostro più sentito ringraziamento per gli anni di affiancamento che ci ha dedicato aiutandoci anche a crescere a livello professionale, valori che noi, a nostra volta, ci impegniamo a trasmettere a tutti i nostri associati. Naturalmente grazie a don Marco che si è reso disponibile, a lui va il nostro più sentito augurio di buon lavoro”. Don Marco è Segretario generale del Centro servizi generali dell’Arcidiocesi di Bologna, Segretario dell’Ufficio comunicazioni sociali della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, è giornalista pubblicista e direttore responsabile di Radio Nettuno.

Clicca qui per l’atto di nomina.

Avvenire, a Parma ballottaggio Pd-Grillo

Su Avvenire di martedì 8 maggio 2012 è uscito un mio articolo sul voto delle elezioni amministrative.

Avvenire, ballottaggio Pd-Grillo

Cliccando qui potete scaricare la pagina completa in pdf.

Alberi: una domenica con Francesco

Una festa e qualche calcio al pallone: il modo migliore per ricordare Francesco Saponara, collega bravo e serio che ci ha lasciati troppo presto. Una domenica di primavera, con la malinconia per una bella persona che non c’è più, ma anche con la consolazione nel vedere che Francesco abita ancora qui, nella “sua” Alberi e soprattutto nel cuore di chi lo ha conosciuto. E con tanta gente. Ad iniziare da chi si è dato da fare perché la festa funzionasse, con i giochi per i bambini, la vendita benefica delle torte… E, appunto, quei calci al pallone: un pallone ormai sempre più difficle da rincorrere, e con l’aggravante che – mentre ci provi – ti vedi passare davanti l’arbitro: Alberto Michelotti, anni 81, fisico e passione da prendere ad esempio. Sì: a Francesco sarebbe piaciuta, questa domenica. Anzi, siamo sicuri: gli è proprio piaciuta, mentre era sul campo insieme a noi. (g.b.)

[Testo tratto da Gazzettadiparma.it, clicca qui per l'articolo completo]

La squadra dei Giornalisti prima dell'inizio del torneo (ph Davide Ferrari)

La squadra dei Giornalisti prima dell'inizio del torneo (ph Davide Ferrari)

L'arbitro Michelotti entra con gli Amici di Alberi e i Missionari Saveriani (ph Gianmatteo Palese)

L'arbitro Michelotti entra con gli Amici di Alberi e i Missionari Saveriani (ph Gianmatteo Palese)

La sfida tra Giornalisti e Missionari Saveriani (ph Caterina Raffaini)

La sfida tra Giornalisti e Missionari Saveriani (ph Caterina Raffaini)

La sfida tra Giornalisti e Amici di Alberi (ph Gianmatteo Palese)

La sfida tra Giornalisti e Amici di Alberi (ph Gianmatteo Palese)

Giornalisti felice anche se sono ancora una volta secondi (ph Gianmatteo Palese)

Giornalisti felice anche se sono ancora una volta secondi (ph Gianmatteo Palese)

LA CLASSIFICA

Squadra 1ª classificata:

Amici di Alberi con Beatrice

Amici di Alberi con Beatrice (ph Gianmatteo Palese)

Squadra 2ª classificata:

Giornalisti per Francesco (ph Gianmatteo Palese)

Giornalisti per Francesco (ph Gianmatteo Palese)

Squadra 3ª classificata:

Missionari Saveriani (ph Caterina Raffaini)

Missionari Saveriani (ph Caterina Raffaini)

Quaranta

Il Fazzoletto. Gli Aristogatti. La scatola di Cars. Il Piccolo Principe. Benedetto XVI. Un cuore. Anzi, due. Tante volte, negli anni, ho immaginato i miei primi 40 ma sono negli ultimi mesi mi sono avvicinato a come sono (stati). Belli, straordinari, unici, speciali. Di sicuro. Difficili, complicati. Anche. E senza qualcuno che ritroverò alla fine. E senza qualcun altro che spero di ritrovare prima. I bilanci non mi piacciono e indietro sarebbe bene non guardare (troppo). E allora guardo avanti. Con fiducia e speranza. Con il Signore. Con due cuori che battono insieme. Con mammà e babbo, senza i quale non sarei qui ora. Insieme agli amici di sempre e a quelli di oggi.

Gli auguri di Pasqua del vescovo di Parma ai giornalisti

Il vescovo di Parma Enrico Solmi“Le giornate scorrono feriali, mentre ci si avvicina al grande Evento, riconoscibile solo a chi penetra sotto la superficie dell’apparenza per riscontrare la trama di Dio che regge il mondo e ha nella croce lo spartiacque fondamentale. Vale per l’umanità tutta, vale anche per ogni persona che lavora, gira per la città, opera negli ambienti consueti, portando la certezza della Risurrezione e la speranza di un mondo rinnovato dal mattino di Pasqua. Non è un distintivo la Pasqua, una divisa da vestire, ma una Grazia che abita il cuore, la mente e il corpo rendendoci totalmente partecipi e testimoni della Risurrezione. Sembra che non ce ne sia bisogno, che resti tutto nella sfera dell’intimo e del privato, ma spogliati della Risurrezione il mondo, la città, anche la nostra, non reggono. Più angosciose si farebbero le domande sul futuro, sul senso dell’oggi e sulla speranza per il domani e dietro ad ogni scelta si anniderebbe il sospetto di una strisciante prepotenza che portò, allora, il Signore in croce e che ancora oggi non ha dismesso l’abitudine di prevaricare, il forte sul debole, la persona umana. La Risurrezione conferma la vita e la scelta del Giusto che ha annunciato il vangelo, ha toccato il lebbroso e perdonato la peccatrice, che ha sfamato e dato la gioia del vino nuovo a quegli sposi che già l’avevano perduto il giorno delle nozze. La Risurrezione è evento che conferma e squarcia il velo che teneva l’uomo lontano da sé e da Dio e lo riporta a guardare ritto il volto di Dio e a sostenere, ad occhi alti, il suo sguardo. La Risurrezione è vera speranza di vita che non teme di finire, come la cascata che sparisce nel deserto, ma che torna a zampillare prepotente, dopo l’oblio carsico della morte. Senza la Risurrezione di Cristo saremmo orfani della vita, su una canoa fragile che, inesorabile, va contro le rapide del nulla. I segni della Risurrezione sono tra noi. Numerosi e lucenti, efficaci e indispensabili. Vanno cercati con insistenza e sorprendentemente ne abbiamo piene le mani. Sono la preghiera silenziosa e l’appello a Dio; sono l’amore che si frantuma in milioni di frammenti che rendono meno cupa e quasi gioiosa la giornata anche difficile; è la speranza che non indietreggia di fronte all’impotenza e alla cattiveria; sono le tante mani che offrono, in nomine Domini, un sostegno, un aiuto anche piccolo; sono l’offerta silenziosa e non  appariscente di dolore, di rinuncia e preghiera che, invisibile come lo scheletro, sostiene il nostro vivere, il vivere della Chiesa e il procedere della società, nonostante tutto. “ Il Signore è risorto” “ Si, è veramente risorto”. Grazie a Dio! Buona Pasqua.” (mons. Enrico Solmi, venerdì santo 2012)

Per non dimenticare Francesco, amico e giornalista

Oggi, un anno fa, Francesco, amico caro e collega è… andato avanti. Lo ricordo con alcuni dei suoi scritti su In Cammino, il giornalino della parrocchia di Alberi da lui stesso fondato nel 1997, utili per far conoscere l’uomo e il giornalista anche a chi non ha avuto la fortuna di incrociarlo nel suo cammino terreno come invece è capitato a me. Nel leggere prima e scrivere poi questi testi una frase mi ha colpito più di altre: “C’è bisogno di gente che si metta in gioco, che accetti la sfida, che costruisca. E lo faccia seriamente. Solo così una comunità può crescere nella Fede”.

Francesco Saponara

Francesco Saponara (11.VI.1973-19.II.2011)

Grazie In Cammino… (anno VII, numero 69, settembre/ottobre 2003)

L’ultimo Cammino? (anno VIII, numero 74, settembre 2004)

A volte… (anno IX, numero 78, 23 gennaio 2005)

In Cammino… per le strade di Alberi (anno XII, numero 100, dicembre 2008)

Toccare il cielo con un dito (anno XIII, numero 103, dicembre 2009)

Francesco Canali, un campione un esempio

Lo scrivevo tempo fa e lunedì sera me ne sono reso conto ancora una volta dal vivo. E’ il sorriso che ti frega, quell’essere sempre disponibile, sempre presente ad ogni appuntamento. Mai una volta che dica “oggi sono stanco voglio starmene a casa”. Nemmeno il giorno dopo aver corso la maratona di Venezia. Nemmeno il giorno dopo aver corso la maratona di Venezia avendo incitato per quasi due ore il proprio compagno di gara. Nemmeno quando si ha una malattia che chiamano Sla. Nemmeno quando ci si ammala di Sclerosi laterale amiotrofica pur non avendo mai giocato a calcio.

Francesco Canali, dopo aver corso domenica la Venicemarathon trainato dall’handbike di Alex Zanardi (che negli ultimi metri è sceso dalla sua bici e ha spinto Francesco per fagli attraversare il traguardo per primo), aver realizzato un altro suo sogno (la terza maratona in meno di un anno), dopo tutto questo e molto altro ancora fatto in questi mesi per far conoscere ai più la Sla e gli ammalati di Sla… Francesco lunedì sera era all’auditorium Toscanini a Parma alla festa annuale della Federazione pallacanestro provinciale a ritirare un riconoscimento. Sì perché Francesco ha calcato per 25 anni i parquet da giocatore e poi ha continuato a stare a bordo campo da cronista a raccontare di palla a spicchi e di canestri, di post basso e di difesa 1-3-1.

E ancora una volta Francesco ha dato l’esempio. Lo ha fatto con la sua presenza, lo ha fatto portando il suo sorriso a una platea che gli ha riservato una standing ovation, lo ha fatto raccontando con voce roca (”è colpa della malattia – ha detto – e anche dell’aver incitato per tutta la maratona Alex ad andare più dei 31 km/h che per una carrozzina sono una velocità di tutto rispetto”) la sua esperienza del giorno prima con Zanardi, lo ha fatto rimanendo in sala fino a quando l’ultimo premiato (complimenti anche a te Stefano!) è salito sul palco, lo ha fatto dimostrando a quelli che hanno ricevuto il riconoscimento e poi sono spariti che fare sport è un conto, essere campioni un altro…

Francesco e Alex (Gazzetta di Parma del 13.10.2011)

Francesco presenta la Venicemarathon 1 (SportWeek del 22.10.2011)

Francesco presenta la Venicemarathon 2 (SportWeek del 22.10.2011)

Resecondo Venicemarathon (Gazzetta dello Sport del 24.10.2011)

Francesco lo scriveva (quasi) un anno fa…

“Date a Cesare quel che è di Cesare…”. Le parole del Vangelo di domenica scorsa mi tornano alla mente mentre penso che fra poche ore il Comune di Parma sarà commissariato e che quasi un anno fa un collega e amico caro lo aveva scritto e per questo si era beccato una querela.

A onor del vero il motivo per cui il Comune ducale sta per essere traghettato fino alle elezioni della primavera prossima da un commissario (salvo incredibili sorprese dell’ultima ora) non è lo stesso che aveva ipotizzato Francesco Saponara ma l’articolo uscito sull’Informazione di Parma del 28 novembre 2010 (leggi) aveva basi solide. Tanto che l’unica contestazione da parte del sindaco fu nella parola “commissariamento” usata nel titolo e non in quanto riportato nel pezzo.

Ricordo bene il giorno in cui Francesco scrisse l’articolo e la scelta del titolo che sembrò a tutti quelli che erano in redazione la più ovvia, senza nessuna malizia. Come del resto è vivo il ricordo di quando seppe di essere stato querelato per il titolo “Comune a rischio commissariamento”. Nessuno di noi aveva mai sentito di un collega querelato per un titolo, men che meno per una frase ipotetica.

Ma ciò che dava fastidio a Francesco era (anche) altro: l’uso di strumenti come la querela per mettere a tacere un giornalista. Un politico, un amministratore pubblico, deve rispondere con i fatti alle accuse che gli vengono rivolte, non minacciare e operare querele a destra e a manca quando si sente punto nel vivo. Così la pensava Francesco, così la pensavo (la penso) io.

Leggi l’articolo di Parma Qui del 21 ottobre 2011

Un nuovo inizio

C’è un proverbio che dice più o meno così: “Chiusa una porta, si apre un portone”. In effetti l’ingresso che attraverserò da domani (quasi) tutti i giorni per i prossimi cinque mesi è più grande della porta che mi sono chiuso dietro le spalle lo scorso 7 luglio. Ma solo il tempo dirà se c’azzecca…

Intanto l’entusiasmo per questa nuova avventura, la prima fuori dai confini della terra natia, è alto. I nuovi colleghi mi hanno fatto un’ottima impressione: la redazione è giovane e ben assortita. Con diversi punti in comune con quella lasciata qualche mese fa e, soprattutto, con l’Informazione quando è nata. Ma fare altri paragoni non è giusto: il passato non si dimentica, d’ora in avanti però si guarda solo al futuro.

A parte l’esperienza porterò con me a Piacenza il ricordo di un amico che mi ha accompagnato nelle varie redazioni e nella vita di tutti i giorni da quando alla fine degli anni Novanta le nostre strade si sono incrociate per la prima volta. Sono sicuro che è contento anche lui per questo mio nuovo inizio e che non perderà l’occasione di dare un’occhiata ai miei articoli da lassù.